Dal sughero al sintetico: questione di tappo

Dal sughero al sintetico: questione di tappo

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tappo

C’è vino e vino come c’è tappo e tappo. Aprendo una bottiglia, soprattutto se come noi siete appassionati di lungo corso, vi sarete sicuramente accorti del fatto che non tutti i tappi sono uguali. A partire dal materiale utilizzato, come il sughero o il silicone; ma quando, come e perché si usano?

Tappo in sughero – è la “copertura” storica per eccellenza. Chiunque, nel proprio immaginario, associa la bottiglia di vino al tappo di sughero che la ricopre. Materiale che, soprattutto nei decenni scorsi, era di facile reperibilità e di ottima adattabilità a qualunque collo di bottiglia o damigiana. Tanto è vero che i nostri nonni, nelle loro cantine domestiche, lo utilizzavano a profusione. C’è poi un altro motivo, a parte la grande flessibilità di utilizzo, che rende il sughero la prima scelta per molti produttori: la permeabilità. Quando comprate una bottiglia di vino, in particolar modo rosso, noterete che sulla capsula sono presenti quattro fori microscopici. Non si tratta di un vezzo estetico, quanto di una sorta di camera d’aria che permette al vino una micro-ossigenazione costante. Il sughero, infatti, permette al vino di “respirare”, favorendo uno scambio prolungato quanto discreto con l’ossigeno presente al di fuori della bottiglia. Per questo rimane il materiale d’eccellenza per i produttori di grandi vini rossi, che hanno bisogno di lunghi affinamenti e di prolungate ossigenazioni per raggiungere la loro piena forma espressiva. Il rovescio della medaglia? Il famoso sentore di tappo. Il sughero può essere portatore di un fungo, l’armillaria mellea, che altererà senza possibilità di ritorno il sapore del vino.

Tappo sintetico – L’alternativa al sughero più utilizzata è quella che si rifà ai derivati delle lavorazioni sintetiche: truciolati, lamine di sughero incollate, addirittura il vetro. Questa tipologia di tappi presenta un innegabile vantaggio: l’eliminazione completa del rischio da sentore di tappo. E infatti sono molti i produttori che si rivolgono a queste lavorazioni, soprattutto per i vini giovani, di pronta beva, dagli spiccati sentori fruttati e floreali. Sarà, d’altro canto, parecchio difficile, per non dire pressoché impossibile, trovare tappi di plastica su vini di grande affinamento, come il Brunello di Montalcino, il Barolo o il Taurasi. Il motivo? Ve l’abbiamo spiegato qualche riga più su: i materiali sintetici non permettono quella micro-ossigenazione che è necessaria all’evoluzione dei grandi vini. In questo caso il buon vecchio sughero sa fare ancora egregiamente la sua parte.

Tappo a vite – Ebbene sì: esistono anche quei tappi che si svitano, come nelle bottiglie da un litro e mezzo che – sicuramente – molti di noi hanno visto sulle proprie tavole, comprate magari da chi di vino non si interessa un granché. Nel corso degli anni si è, infatti, imposta l’idea che il tappo a vite sia esteticamente sconveniente, adatto a vini da tavola di poco conto. Eppure questo tipo di tappo svolge perfettamente il suo lavoro: azzera il rischio da armillaria mellea, preserva il vino da muffe e odori fastidiosi e ne ritarda la possibile ossidazione. La Francia, una delle patrie del vino a livello mondiale, sta adottando sempre più questa tipologia, anche per i vini più pregiati. Grandi resistenze si impongono ancora in paesi più “tradizionalisti” come l’Italia, dove anche l’apertura della bottiglia segue un rito che, con il tappo a vite, risulterebbe totalmente compromesso.