Primo, secondo e terzo passaggio: come si usa la barrique

Primo, secondo e terzo passaggio: come si usa la barrique

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barrique

“Questo vino fa affinamento in barrique di secondo passaggio”. A chiunque partecipi a una degustazione vinicola, può capitare di sentire una frase del genere da parte dei produttori che raccontano la propria bottiglia. Per evitare di fare la figura di chi guarda nel vuoto, sorridente, fingendo di aver capito, analizziamo più da vicino l’affascinante mondo delle barrique e i relativi passaggi.

Partiamo da una definizione: la barrique è una piccola botte in legno di quercia, dalla capacità di circa 225 litri. Sul mercato se ne trovano diverse tipologie, dal rovere francese a quello di Slavonia: la scelta è del singolo produttore, e rimanda al tipo di vino e al tipo di affinamento che vorrà essere prodotto. Trasferire il vino in barrique dopo il tradizionale affinamento in acciaio, infatti, fa sì che il legno regali per osmosi, al nostro nettare preferito, i suoi sentori, cosiddetti terziari, che vanno dalla vaniglia alla liquirizia, fino a tutta la famiglia delle tostature, come il caffè.

Trasferire il vino in una barrique di primo passaggio non vuol dir altro che immettere il vino in una barrique nuova, mai utilizzata prima, che regalerà al vino i suoi aromi con maggiore forza e vigore. Sono quei vini in cui i sentori terziari saranno più pronunciati e sottolineati rispetto alle sensazioni floreali o fruttate, figli di un affinamento mirato e calibrato a produrre bottiglie di grande spessore e longevità.

Una barrique di secondo passaggio è, invece, una botte già utilizzata in precedenza per una singola volta. Quella di terzo passaggio, e a questo punto va da sé, ha conosciuto il vino già per due volte prima di essere nuovamente riempita. A questo punto il processo si ferma: una barrique di terzo passaggio ha ormai esaurito il suo ciclo di vita. I sentori trasferiti al vino saranno sempre più tenui e meno percettibili, dato che le pareti in legno sono ormai esauste.

Non cadiamo, però, in errore: una barrique di secondo passaggio, solo per il fatto di essere stata già utilizzata, non significa che produca vini di minor qualità di una barrique di primo passaggio. Ancora una volta tutto sta nelle scelte del produttore: secondo e terzo passaggio restituiscono vini dai sentori più delicati, dove i terziari si sposano in modo meno marcato e più discreto con i profumi primari – quelli delle uve di provenienza – e con i secondari – quelli frutto della fermentazione alcolica.

Dopo il terzo passaggio però, come dicevamo, non avrebbe semplicemente più senso utilizzare una barrique. A questo punto il ciclo di vita è concluso, e la botte potrà essere utilizzata come gradevole complemento d’arredo per la cantina o, perché no, per la sala da pranzo.