Quanto conta il clima per la vendemmia e il vino?

Quanto conta il clima per la vendemmia e il vino?

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l'importanza del clima per la vendemmia

“Non ci sono più le mezze stagioni”. Pezzo forte del repertorio dello small talk quotidiano perfetto da sfoderare quando si aspetta l’autobus o si fa la fila al supermercato, questa frase, nella sua banalità, cela una strisciante preoccupazione per le vicissitudini climatiche che stanno, in un modo o nell’altro, condizionando la nostra vita di tutti i giorni.

Tra i più preoccupati, ovviamente ci sono gli agricoltori che, a vario titolo, vedono la propria attività messa a repentaglio dall’inesorabile modificazione delle temperature base stagionali. Una variazione che, anno dopo anno, sta creando un corto circuito nella produzione e nel raccolto e che influenza in particolar modo alcune particolari coltivazioni, come quella della vite, fortemente dipendente dalle condizioni climatiche: una “buona annata” è determinata dalle temperature, dal grado di illuminazione, dalla piovosità, persino dall’umidità, tutti fattori climatici capaci di condizionarne lo sviluppo e la riproduzione.

È facile perciò capire che quando ci lamentiamo di un inverno eccessivamente freddo, o, come è accaduto quest’anno, di un’estate che ha tardato ad arrivare e che è stata caratterizzata, almeno all’inizio, da temperature più basse della media e da un’intensa piovosità, non facciamo altro che elencare le peggiori paure di un viticoltore medio italiano.

L’Italia, tuttavia, è inserita in un’ottima zona climatica per la coltivazione della vite: questo perché, solitamente, le temperature nel nostro paese (specie durante i periodi più freddi) rispettano alla perfezione la cosiddetta “fascia del vino”, e raramente escono dagli estremi termici entro i quali le viti sopravvivono (quelle europee, ad esempio, non possono essere esposte a temperature inferiori ai -15°C). Questa condizione mite aiuta la perfetta maturazione dei grappoli che si giovano anche di una discreta escursione termica tra la notte e il giorno (come quella che c’è in collina) influenzando in maniera determinante il risultato finale della fermentazione delle uve: il vino prodotto da viti coltivate in zone temperate, infatti, è generalmente meno alcolico di quello prodotto in zone dal clima più caldo, dove si ottengono vini più corposi, ma dal sapore meno raffinato.

Oltre alla temperatura, gioca un ruolo chiave, naturalmente, anche la buona esposizione alla luce del sole: la vite, specialmente durante il periodo di vegetazione, in questo modo riesce a crescere meglio e per questo, nel processo di sviluppo della pianta, conta non solo la durata del giorno solare, ma anche la quantità di giorni sereni che caratterizzano una stagione.

Di fatto, da questo punto di vista, l’Italia, con la sua posizione geografica particolare e l’estensione attraverso diverse latitudini continua ancora a rappresentare un optimum quando si parla di viti e vigneti e per quanto “pazze” possano essere diventate le stagioni, anche la tecnica ha saputo mettere una pezza alle stranezze climatiche garantendo ancora, alle nostre uve, il perfetto ambiente di sviluppo.

Per questo, i nostri vini non corrono rischi particolari e continuano a essere tra i più apprezzati al mondo.