Sangiovese vS Cabernet Sauvignon: la Toscana da bere a confronto

Sangiovese vS Cabernet Sauvignon: la Toscana da bere a confronto

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In Toscana, una delle più grandi patrie del vino a livello mondiale, quando dici vino rosso, dici Sangiovese. Il vitigno d’elezione, nelle terre che vanno dalla Val di Chiana al Chianti Classico, è quest’uva a bacca rossa dal tannino setoso e dal carattere imponente, di struttura solida e ben riconoscibile: profumi di terra, ribes, ciliegia, more, che si intrecciano al sottobosco e alle prugne, all’amarena e al tabacco. Raccontare la complessità del Sangiovese significa parlare della storia di un territorio, quello toscano, che ha dato i natali a Grandi Denominazioni conosciute in tutto il mondo: Chianti Classico, Nobile di Montepulciano, Brunello di Montalcino.

Accanto al Sangiovese troviamo un’altra uva molto utilizzata in Toscana, forestiera d’origine ma indigena nel carattere. Stiamo parlando del Cabernet Sauvignon, vitigno a bacca rossa proveniente dalla Francia, in quel della regione del Mèdoc e a sud di Bordeaux. Questo vitigno ha trovato, fra i dolci declivi del centro Italia, una sua seconda patria d’elezione: sia per il clima, con inverni non troppo freddi ed estati non afose, sia per le caratteristiche dei terreni, argillosi e pietrosi.

Mettere a confronto questi due vitigni significa raccontare due anime di una grande viticoltura che, dal cuore del Belpaese, ha raggiunto tutto il mondo, lungo le tratte che ci portano verso il lontano Oriente o alla volta degli Stati Uniti, del Canada e del Sudamerica. Raccontare un calice di vino a base Sangiovese significa degustare i profumi della ciliegia e della violetta, dei frutti, dei fiori rossi e dei boschi di cui la Toscana è ricchissima; significa riempire il palato con sentori di tabacco e caffè, vaniglia e noci – nel caso delle grandi Riserve – e con un tannino sottile ed elegante, mai eccessivo o invadente. Le Grandi Denominazioni, come accennato, partono tutte da qui, da questa piccola bacca color viola che cresce rigogliosa sulle colline del Chianti e della Maremma, della Val di Chiana e della Val d’Orcia.

Il “cugino” Cabernet Sauvignon, francese d’origine ma ormai toscano ad honorem, presenta caratteristiche simili al Sangiovese, come il profumo di mirtillo e ciliegia, la sua struttura importante, la sua finezza ed eleganza gusto-olfattivo. Rispetto al Sangiovese troviamo, però, un vino più vegetale e rotondo, con tannini più presenti e, soprattutto, con una caratteristica olfattiva tutta peculiare: quella del peperone verde affumicato. Caratteristiche che rendono il Cabernet Sauvignon un vitigno unico al mondo, capace di esprimere tutta la sua struttura e la sua freschezza anche a dieci o vent’anni di distanza dall’imbottigliamento. Basti pensare al Farnito Cabernet Sauvignon in purezza prodotto nelle cantine di Carpineto o ai grandi Super Tuscan della zona di Bolgheri, al confine tra la maremma grossetana e quella livornese.

Tirando le somme, possiamo a buon diritto parlare di due grandi, grandissimi vitigni, che presentano zone di similitudine unite a caratteristiche tutte peculiari, che li distinguono e ne alimentano i rispettivi tratti di originalità. Per riconoscerli si dovrà anzitutto guardarli: più pieno e scuro il Cabernet Sauvignon, più tendente ai toni brillanti il Sangiovese. Ma è al naso, come accennato, che i nodi vengono al pettine: peperone verde per il Cabarnet Sauvignon e per tutti i Super Tuscan in generale, ciliegia rossa e mirtillo per tutti quei vini che presentano il Sangiovese come vitigno di base. Allenarsi al confronto, fra queste due grandi espressioni della viticoltura mondiale, è uno degli esercizi più piacevoli che il nostro palato possa conoscere.