Il Sommelier e i suoi “ferri” del mestiere

Il Sommelier e i suoi “ferri” del mestiere

493
SHARE
il sommelier

Il mestiere di sommelier è, agli occhi dei profani, avvolto da un’aura misteriosa e affascinante legata in buona parte a un gergo tecnico complesso e a volte curioso, ma spesso alimentata anche da un “armamentario” molto caratteristico che, solo in parte, è comune anche ai semplici amatori.

Partiamo proprio da quegli oggetti che, generalmente, anche un comune amante del vino ha spesso sottomano e che, quindi, riconosce e usa con una certa familiarità: in primis il cavatappi, ovviamente, poi il secchiello, le glacette e il termometro tutti strumenti che, chiaramente non hanno bisogno di presentazioni, costituendo la base anche del servizio casalingo, permettendo da una parte di aprire la bottiglia (operazione necessaria per poter versare il vino agli ospiti) e dall’altra di mantenerne il contenuto alla temperatura desiderata.

Fino a qui, insomma, potremmo quasi dire “nulla di strano” (anche se, ovviamente, in mano a un sommelier questi oggetti assumo un profilo più alto di quello che avrebbero in mano a un profano, come è giusto che sia). Ma non si esaurisce certo così la lunga schiera di oggetti che, messi nelle mani di un esperto conoscitore del vino e delle sue caratteristiche organolettiche, garantiscono il servizio corretto ed elegante delle bottiglie portate di volta in volta in tavola.

Il più caratteristico degli oggetti in uso al sommelier (ma paradossalmente anche quello ormai caduto in disuso) è il tastevin, una sorta di tazzina metallica che veniva utilizzata proprio per assaggiare il vino come suggerisce il nome, e che è stato scelto anche come simbolo dell’Associazione Italiana Sommelier. Oggi, al suo posto, viene utilizzato un ben più pratico Tester, ovvero un bicchiere da degustazione.

Un altro oggetto necessario al sommelier è il decanter; entrato ormai a far parte anche dell’uso comune, permette di “scaraffare” il vino per ossigenarlo o qualora sul fondo della bottiglia siano rimasti dei sedimenti che non vogliamo far finire anche nel bicchiere.

Per gli spumanti, invece, entrano in gioco la pinza e il tappo stopper. La prima, in particolare, si utilizza nel caso in cui il tappo sia un po’ duro o (nel peggiore dei casi) si rompa. Il secondo, come suggerisce ovviamente il nome, serve a richiudere la bottiglia una volta versato il primo bicchiere, per evitare che si disperda la pressione e quindi le caratteristiche bollicine.

Ci sono poi, almeno due strumenti che servono principalmente per il trasporto: il primo è il paniere a vino, o cestello, che si utilizza per spostare  in posizione orizzontale e senza scuoterle le bottiglie che hanno subito un lungo processo di affinamento e che, per questo, possono presentare sedimenti che rischierebbero altrimenti di rimescolarsi. L’altro è il carrello: permette di presentare almeno 8 diverse tipologie di vino per un “ventaglio degustativo” che va dall’antipasto al dolce.