Tell Me Wine, la passione del vino raccontata da voi

Tell Me Wine, la passione del vino raccontata da voi

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Tell Me Wine al Vinitaly 2016

Il vino aggiunge un sorriso all’amicizia e una scintilla all’amore: è il secondo sangue della razza umana”. Sceglie una citazione di Edmondo De Amicis, il nostro Matias, per descrivere ciò che significa essere un appassionato di vino. Durante il nostro tour al Vinitaly 2016 di Verona, grazie al progetto Tell Me Wine, abbiamo capito una cosa su tutte: il vino non è una semplice bevanda o un passatempo come un altro. È una passione che coinvolge i sensi, totale e totalizzante, che racconta la Storia e le storie di un intero territorio.

Proprio da qui vogliamo partire: dalla passione. Parola forse abusata, ma che mai come nell’ ambito del vino descrive i sacrifici, la voglia di mettersi in gioco, la gioia che si prova nel vedere condensati in una bottiglia i frutti del proprio lavoro. E anche chi non ha una vigna o non lo fa per mestiere, vede nel vino un racconto che va al di là dell’etichetta o della bottiglia poggiata su uno scaffale. Soprattutto i giovani, negli ultimi anni, stanno sempre più avvicinandosi al mondo del vino: “Non per bere tanto per bere – come ci dice Jacopo – ma per cercare di capire il lavoro che c’è dietro”. Non più un mondo per pochi eletti o un salottino d’élite destinato a facoltosi signori in abito da sera, ma un settore che si apre sempre più alle nuove generazioni, indirizzate ormai verso un consumo consapevole e attento di un simbolo per eccellenza del made in Italy alimentare.

Bere del vino vuol dire stare insieme e trascorrere momenti assolutamente piacevoli”, ci dice Matteo da Roma. È anche qui che si esprime la passione per il vino: nel senso di convivialità che crea, nei rapporti (e perché no: negli amori!) che nascono o si consolidano davanti a una buona bottiglia, nelle serate in cui si è alla ricerca di quello “scintilla” o di quel “sorriso” che rendono tutto più memorabile. “Attraverso una bottiglia si può comunicare tutto”, ci dice non a caso Silvestro, dalla provincia di Benevento, che da studente di enologia ci fa capire anche come il vino non possa essere solo un “lavoro”, impersonale e asettico, ma un esercizio quotidiano di dedizione, che si alimenta di giorno in giorno nelle vigne come in cantina, a tavola come sui banchi di degustazione, con i vestiti impolverati dalla fatica di una vendemmia o con l’abito buono durante una serata speciale.

È un percorso, il vino. Un percorso di vita e di apprendimento, capace di riunire più generazioni, dai giovani ai veterani, da chi ha passato la sua vita fra i terreni scoscesi e pietrosi di un vigneto a chi si diletta con assaggi e degustazioni al calice. Mondi diversi che si toccano e si incrociano nel segno di quella parola, “Passione”, oggi ripetuta fino allo stremo, ma che nasce proprio qui: in un mondo che se ne alimenta ogni giorno senza sosta. “Il vino è un momento di felicità”, sintetizza bene Alberto da Vicenza. Un momento che avete condiviso con noi, microfono alla mano, raccontando piccole e grandi storie di vita nel segno di quel calice che, ogni giorno, accompagna i nostri pasti e i nostri sorrisi.